Un successo annunciato per la prima tappa Romana, appena conclusasi, della mostra Watchmakers – The Masters of Art Horology, prossimamente a New York, Hong Kong e Londra.

Ho avuto il piacere ed il privilegio di visitare Watchmakers, la mostra itinerante magistralmente ideata e curata da Claudio Proietti di Maxima Gallery. Claudio in qualità di collezionista e cultore dell’alta orologeria, ha voluto guidarmi lui stesso – con squisita competenza ed incredibile disponibilità – alla scoperta dei capolavori che ha minuziosamente selezionato come curatore di questo evento ad oggi unico, nel panorama italiano e – probabilmente – anche internazionale.

Dialogando amabilmente tra una teca e l’altra, Claudio mi ha spiegato che i segnatempo esposti dovevano avere due requisiti fondamentali ad accomunarli tra loro: l’essere prodotti da orologiai indipendenti, ossia non realizzati sotto l’egida di grandi Maison, non fruendo quindi di tecniche, componentistica, piattaforme e macchinari industriali e l’essere artigianali, ossia realizzati integralmente a mano, in totale libertà creativa, in microtirature – se non addirittura pezzi unici – concepiti e costruiti in quel limbo tra l’arte, il manierismo e la tecnica.

Il non aver limiti o vincoli di design, materiali ed architettura, significa che nella stragrande maggioranza dei casi, i Maestri hanno anche dovuto realizzarsi i propri macchinari ed utensili, appositamente concepiti per dar vita ai loro straordinari progetti. Questa magica autarchia, così distante dalla serializzazione odierna di tutti i componenti meccanici, profuma di artigianato, di poesia meccanica, di sapienza tecnica, di innovazione, di pionierismo e dimostra peraltro un dominio assoluto della materia della micromeccanica di precisione e di tutta la fisica applicata che sta sempre – silenziosa ma onnipresente – dietro ogni progetto ove ci sia da trasmettere del moto, dell’energia cinetica, della forza.

Filosofeggiando con garbo e arguzie, Claudio mi ha anche fatto notare, che in ciascun segnatempo il Maestro che lo ha concepito e realizzato si identifica e si trasfigura, tanto che da ogni singolo orologio l’autore emerge inconfutabilmente con gli archetipi e gli stilemi, sia tecnici sia estetici, che lo contraddistinguono. Nulla di più vero!

Questo evento itinerante davvero eccezionale, ha quindi uno scopo ben preciso, oltre a dare sostegno – come se ce ne fosse ancora bisogno – all’altissima Orologeria Artigianale Indipendente: avvicinare il grande pubblico a quelli che, più che orologi, sarebbero da considerarsi delle vere e proprie opere d’arte.

Watchmakers – The Masters of Art Horology, è stata presentata in anteprima mondiale dal 6 al 15 Aprile 2018 negli spazi di Extra MAXXI a Roma, in collaborazione con Phillips in Association with Bacs & Russo, la casa d’aste leader nel settore dell’orologeria. Seguiranno New York alla Phillips Gallery, 450 Park Avenue dal 26 al 30 Aprile; Hong Kong al Mandarin Oriental, 5 Connaught Road Central dal 24 al 28 Maggio; per concludersi a Londra alla Phillips HQ Gallery, 30 Berkeley Square dal 19 al 26 Giugno.

I grandi Maestri esposti, rigorosamente in ordine alfabetico, sono: Hajime Asaoka, Ludovic Ballouard, De Bethune, Christophe Claret, George Daniels, Philippe Dufour, Laurent Ferrier, Romain Gauthier, Vianney Halter, Christian Klings, Daniel Roth, Roger Smith, Kari Voutilainen.

Il catalogo, esaustivo e prezioso (di ben 252 pagine!), è il perfetto coronamento di un’esperienza da ricordare e che verrà senz’altro ricordata. Data la vocazione internazionale dell’iniziativa, è disponibile solamente in inglese. E’ edito da ACC Art Book, con foto di Guy Lucas de Peslouan, l’introduzione della celebre Aurel Bacs, e con la nota critica dell’importante giornalista Nicholas Foulkes.

Vi presento quindi il mio reportage fotografico, sperando di regalarvi una scintilla delle sensazioni che ho provato al cospetto di questi capolavori assoluti dell’Alta Orologeria Indipendente.


Press Kit: le Immagini Ufficiali e la Locandina


Gli Spazi e l’Allestimento

Le teche nere, sono state volute per armonizzarsi con i colori dello spazio espositivo che presentava un open space con pavimento in moquette fumo di Londra, travi metalliche verniciate di pigmento scuro e mattoni faccia-a-vista.
Avrei suggerito piuttosto un tipo di illuminazione differente, meglio se a strisce di LED installate in posizione periferica sulle cornici delle teche, col flusso luminoso ascendente dal basso, in luogo di zenitale, per minimizzare i riflessi.
Intelligente l’utilizzo di supporti in plexiglass trasparente, ai fini di poter ammirare sia il quadrante sia il fondello di ogni orologio, soprattutto per apprezzarne al meglio l’architettura dei movimenti, le complicazioni e le rifiniture.
Avrei pensato infine ad un rivestimento interno con superficie scabra ed antiriflesso, per consentire ai fotografi di scattare immagini più nitide e non perturbate dalle rifrazioni luminose.


Il Reportage Fotografico

 


INFO & CONTATTI


NOTE FINALI

Le fotografie del reportage sono state scattate da Viola Cappelletti, con una Canon 5D / Mark IV. Non sono stati utilizzati filtri o color correction alle foto, per non alterare la percezione finale, mantenendo quindi i colori realistici.

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